Francesca Woodman, On Being an Angel

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Chiude oggi alla  Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi la mostra On Being an Angel, una monografia sul lavoro di Francesca Woodman, la fotografa statunitense scomparsa prematuramente nel 1981 a soli 22 anni. La mostra è parte di un progetto itinerante destinato, dopo Stoccolma, Amsterdam e appunto Parigi, a fare tappa al Moderna Museet di Malmö.

On Being an Angel vuole mettere in evidenza la volontà dell’artista di esplorare la propria femminilità con il mezzo fotografico, un atteggiamento che la porta a concepire la fotografia come una sorta di “seconda pelle”. Motivando l’impiego del suo corpo come una “questione di convenienza, legata alla sua immediata disponibilità“, Francesca Woodman si è rivelata capace di concepire opere che testimoniano influenze artistiche che vanno dal Simbolismo al Surrealismo, oltre ad un talento prodigioso e precoce.
 Le ambientazioni delle sue fotografie, nelle quali il bianco e nero è assolutamente prevalente, mostrano infatti interni in decadenza, in stato di abbandono o destinati alla demolizione nei quali precisi inserti, come specchi o carte da parati lacerate, divengono funzionali ad evocare suggestioni surrealiste.

Francesca Woodman crebbe in una famiglia di artisti, il padre George è un pittore mentre la madre Betty è una ceramista. Trascorse diversi anni e molte vacanze estive della sua infanzia a Firenze, dove frequentò il secondo anno di scuola elementare e prese lezioni di pianoforte. Scoprì la fotografia molto giovane, sviluppando le sue prime foto a soli 13 anni. Tra il 1975 e il 1979 frequentò la Rhode Island School of Design (RISD), interessandosi alle opere di Man Ray, Duane Michals e Arthur Fellig Weegee. Tornò poi in Italia, a Roma, per frequentare i corsi europei della RISD con l’amica e collega Sloan Rankin. Qui si appassionò alle opere di Max Klinger e conobbe, tra gli altri, anche Sabina Mirri, Edith Schloss, Giuseppe Gallo, Enrico Luzzi e Suzanne Santoro. Frequentò anche l’ambiente artistico della Transavanguardia Italiana. Nel gennaio del 1981 pubblicò la sua prima (e unica, da viva) collezione di fotografie, dal titolo Some Disordered Interior Geometries (Alcune disordinate geometrie interiori). Nel corso dello stesso mese si suicidò gettandosi da un palazzo di New York all’età di 22 anni.

Le opere di Francesca Woodman sono presenti nelle collezioni permanenti di musei come la Tate Modern di Londra o il Metropolitan Museum of Art di New York. Nel 2010 il documentarista C. Scott Willis ha ricostruito la figura di Francesca Woodman attraverso il ricordo della sua famiglia con il documentario The Woodmans.

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