Gli scatti italiani di Robert Capa in mostra a Parma

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È in corso a Parma una mostra dedicata al grande fotoreporter di guerra Robert Capa e ai suoi scatti fatti in Italia durante la seconda guerra mondiale.
Dedichiamo a lui le “pillole” di oggi perché avrebbe compiuto ieri gli anni, essendo nato a Budapest il 22 ottobre 1913 come Endre Ernő Friedmann. Prende lo pseudonimo Robert Capa in Spagna dove arriva dopo essere andato via dall’Ungheria capeggiata da un governo di estrema destra, e poi dalla Germania dove aveva iniziato a lavorare in uno studio fotografico di Berlino, e si era avvicinato al mondo della fotografia collaborando anche con l’agenzia fotogiornalistica Dephot.

Nel 1933 lascia la Germania alla volta della Francia a causa dell’avvento del nazismo (Capa era di origini ebraiche), ma in Francia incontra difficoltà nel trovare lavoro come fotografo freelance. Dal 1936 al 1939 si trova in Spagna, dove documenta gli orrori della guerra civile.
Qui insieme alla sua giovane compagna Gerda Taro, inventano il personaggio “Robert Capa”, un fantomatico celebre fotografo americano giunto a Parigi per lavorare in Europa. Lo pseudonimo Robert Capa viene scelto per il suono più familiare all’estero e per l’assonanza con il nome del popolare regista statunitense Frank Capra. Grazie a questo curioso espediente la coppia moltiplica le proprie commesse e guadagna parecchi soldi.

Pur non essendo un soldato, vive la maggior parte della sua vita sui campi di battaglia, vicino alla scena, a documentare i fatti:

“se le tue fotografie non sono all’altezza, non eri abbastanza vicino”

 

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In oltre vent’anni di attività segue i cinque maggiori conflitti mondiali: la guerra civile spagnola, la guerra sino-giapponese, la seconda guerra mondiale, la guerra araboisraeliana del 1948 e la prima guerra d’Indocina. La mostra a Palazzo Pigorini di Parma racconta lo sbarco degli Alleati in Italia con una selezione di fotografie provenienti dalla serie Robert Capa Master Selection III conservata a Budapest e acquisita dal Museo Nazionale Ungherese tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009.

Allo scoppio del Secondo conflitto mondiale Capa si trova a New York, dove si è recato in cerca di lavoro e in fuga dalle persecuzioni anti-ebraiche; la guerra lo trova assegnato in diversi teatri dello scenario bellico. Inizialmente fotografa per il Collier’s Weekly, per poi passare a Life. Quando arriva in Italia come corrispondente di guerra, ritrae la vita dei soldati e dei civili, dallo sbarco in Sicilia fino ad Anzio: un viaggio fotografico, con scatti che vanno dal luglio 1943 al febbraio 1944 per rivelare, con un’umanità priva di retorica, le tante facce della guerra spingendosi fin dentro il cuore del conflitto.
Le immagini colpiscono ancora oggi per la loro immediatezza e per l’empatia che scatenano in chi le guarda. Lo spiega perfettamente lo scrittore John Steinbeck in occasione della pubblicazione commemorativa di alcune fotografie di Robert Capa:

“Capa sapeva cosa cercare e cosa farne dopo averlo trovato. Sapeva, ad esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino”

Ed è così che Capa racconta la resa di Palermo, la posta centrale di Napoli distrutta da una bomba ad orologeria o il funerale delle giovanissime vittime delle famose Quattro Giornate di Napoli. E ancora, vicino a Montecassino, la gente che fugge dalle montagne dove impazzano i combattimenti e i soldati alleati accolti a Monreale dalla gente.

Settantotto fotografie per mostrare una guerra fatta di gente comune, di piccoli paesi uguali in tutto il mondo ridotti in macerie, di soldati e civili, vittime di una stessa strage. L’obiettivo di Robert Capa tratta tutti con la stessa solidarietà, fermando la paura, l’attesa, l’attimo prima dello sparo, il riposo, la speranza.

Robert Capa muore nel 1954 durante la Prima Guerra d’Indocina, al seguito di una squadra di truppe francesi. Così Ernest Hemingway, nel ricordare la scomparsa, descrive il fotografo:

“Ѐ stato un buon amico e un grande e coraggiosissimo fotografo. Era talmente vivo che uno deve mettercela tutta per pensarlo morto”.

La mostra di Parma è organizzata e prodotta dalla Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia in collaborazione con il Museo Nazionale Ungherese di Budapest, con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Parma, il patrocinio della Regione Emilia Romagna ed il supporto del Lions Club Parma Maria Luigia, l’esposizione è curata da Beatrix Lengyel ed è stata promossa dal Ministero delle Risorse Umane d’Ungheria, dal Consolato Onorario Ungherese di Bologna, e dall’Associazione Culturale Italia-Ungheria.

Robert Capa in Italia 1943-44
7 ottobre 2016 – 15 gennaio 2017
Palazzo Pigorini
Parma
www.comune.parma.it

Fotografia di Robert Capa © International Center of Photography/Magnum. Collezione del Museo Nazionale Ungherese