Ricordando Peter Lindbergh con Le Officine

Peter Lindbergh, che ci ha lasciato troppo presto, ha cambiato la fotografia di moda. Gli ha tolto la patinatura e l’ha fatta diventare più vera, come un fotogramma di un film neorealista con trucchi sfatti e donne spesso vestite da uomo (ma che non perdono la loro femminilità). A noi ha sempre colpito questo modo di rappresentare la moda, senza fronzoli e così intensa. Sì, intensa. L’intensità è una caratteristica che spesso con la moda sembra non abbia niente a che fare e invece in lui sembrava fosse il dato principale.
Ha fotografato le più belle donne del mondo non solo facendole bellissime ma riuscendo, e questo è un nostro punto di vista, a far calare la maschera, arrivando al fondo e – lo diciamo da fotografi – non è affatto banale. Per trovare intensità e profondità è entrato nel gergo di noi fotografi dire: come lo scattiamo questo lavoro? Lo si potrebbe fare stile Lindbergh…
Una cosa che ci ha sempre colpito dei “grandi” è l’umiltà la voglia di imparare e lo stare davanti alla realtà sempre con gli occhi sgranati. Un’amica che ha avuto la fortuna di lavorarci insieme ci ha sempre detto che era così, che si metteva sempre in discussione e che era sempre pronto a chiedere consigli, a tal punto che, dopo aver scattato delle foto le faceva vedere dal monitor della macchina e le diceva, che dici? Possono andare? E non è una cosa scontata. In un mondo di grandi “star” che pontificano su tutto questo atteggiamento è davvero bello, no?
Per questo accanto al mio comodino, dice Leonardo, c’è sempre uno dei suoi libri…
Foto di Leonardo Pasquinelli

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