Libri. Gianni Berengo Gardin, In parole povere.

 

“se si è veramente fotografi si scatta sempre, anche senza rullino, anche senza macchina”

Il nuovo libro della collana In parole di Contrasto, narrato in prima persona e raccolto da Susanna Berengo Gardin, la figlia dell’autore che cura e gestisce il suo archivio, è introdotto da una Lettera all’amico Gianni, scritta da Ferdinando Scianna, e si conclude con una conversazione sulle fotografie fatte, e quelle da fare, tra Gianni Berengo Gardin e Roberto Koch.
Strutturato in dodici capitoli che danno conto della vita del grande maestro della fotografia, dall’infanzia a oggi, In parole povere rintraccia il filo del mestiere di fotografo che è anche una passione e lo dipana attraverso una vicenda biografica lunga, piena di incontri, di viaggi, di storie, di immagini colte e da cogliere. Piena, soprattutto, di quella sensibilità attenta al reale, alla società, alla gente che da sempre rappresenta il principale bagaglio di cui si deve dotare un fotografo di reportage. Il mondo di Berengo Gardin è il nostro mondo.
Dai natali a Santa Margherita Ligure “per caso”, come ama dire Berengo che si considera veneziano a tutti gli effetti, il fotografo racconta della sua famiglia, benestante e che gli assicura una educazione di tutto rispetto. Il lettore conosce così la storia del fallimento dell’albergo che i Berengo gestivano e il conseguente trasferimento a Roma nel pieno del fascismo, a cui fanno seguito lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e la prigionia di sei anni del padre in India partito volontario. Anni in cui il piccolo e poi adolescente Gianni si forma in un’epoca cruciale della nostra storia. Si descrive come un “bastian contrario”, poco avvezzo alle regole, “orgoglioso e strafottente”. Dopo Roma, Venezia, con l’impiego nel negozio di famiglia che vendeva perle e vetri, le numerose letture, i film, l’avvicinamento al circolo fotografico La Gondola che ha avuto un ruolo fondamentale nella sua formazione di fotografo. E poi arrivano gli anni di Parigi, i tanti incontri, da Jean-Paul Sartre a Willy Ronis, e la scoperta folgorante della fotografia americana (Paul Strand, Ansel Adams, Eugene Smith e altri) a cui da quel momento guarderà con costanza. Matura così la scelta di fare della fotografia un lavoro, con tutte le difficoltà per affermarsi come fotografo poi superate dalle tante collaborazioni giornalistiche come con Il Mondo di Pannunzio e poi il trasferimento a Milano, il lavoro con il Touring Club Italiano, la collaborazione con l’Olivetti e i molti reportage di successo: Morire di classe, la collaborazione con Renzo Piano e il lavoro sugli zingari solo per citarne alcuni, fino alla preziosa documentazione/denuncia delle Grandi Navi da crociera Venezia, reportage acclamato a livello internazionale. Nel frattempo l’amore e il matrimonio con Caterina, la nascita dei due figli Susanna e Alberto. E, naturalmente, le mostre nei più importanti musei internazionali e i libri. Con oltre 250 pubblicazioni, Gianni Berengo Gardin è l’autore più prolifico in ambito fotografico. Quello di Gianni Berengo Gardin è il racconto di una vita interamente dedicata alla fotografia con passione, rigore e dedizione, sempre fedele alla sua Leica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*