Jacopo Benassi al Pecci di Prato. Una mostra e un libro

Vuoto, come i musei durante la pandemia e come il vuoto creato dalla distanza forzata, dai contatti e visite solo virtuali.
Riaprono i musei, seppure soltanto nei giorni feriali, e riprende anche il nostro blog con una “pillola” sulla mostra di Jacopo Benassi negli spazi del Centro Pecci di Prato a cura di Elena Magini.

Il fotografo spezzino ha svuotato il proprio studio portando nelle sale del Pecci non soltanto le stampe fotografiche scelte per la mostra ma anche l’intero tavolo da lavoro con molti degli strumenti che usa abitualmente: un monitor, una batteria, un giradischi, tanti calchi in gesso, neon, qualche paio di ciabatte, pezzi di legno, timbri e una sega con la quale prepara a mano le sue cornici.
Fare vuoto è anche meditazione, è un tempo ideale che l’artista ha creato in questo periodo nel suo studio, riversando tutto se stesso nelle sale del Centro Pecci, quest’ultime paradossalmente rimaste vuote per un po’ di tempo, prorogando il gioco di pieno e vuoto tra Prato e La Spezia.

Un percorso che parte dalla musica underground e dai club quello di Benassi, che proprio a La Spezia per alcuni anni ha portato avanti insieme ad amici l’esperienza del club Btomic. Le fotografie sono tutte in bianco e nero e racchiuse in cornici di legno grezzo, tagliate e montate a mano dall’artista, volutamente sporcate con sbrecciature e alcune macchie di colore. Una fotografia in cui la tattilità è fortemente accentuata negli scatti ravvicinati e sudati, di corpi di amanti o di un pogo improvvisato sotto a un palco. Non mancano ritratti a personaggi dell’ambiente underground come Giovanni Lindo Ferretti o Lydia Lunch ma anche a icone come Debby Harri dei Blondie o Cate Blanchett.

La mano dell’artista sporca volutamente anche il montaggio di alcuni grandi formati, composti da stampe più piccole semplicemente accostate e messe insieme con nastro adesivo trasparente. Benassi grida nelle sue performance, espone il suo corpo nudo che di colpo appare dal buio con l’accendersi di un flash, in autoscatti che si proiettano in diretta alla sue spalle. E poi si muove tra le persone e le ritrae allucinate, abbagliate, con un drink in mano, l’una accanto all’altra in uno stringersi che sembra così distante.

“Negli anni il fotografo ha sviluppato uno stile personalissimo, dove la profondità di campo viene annullata e la luce del flash diviene una sorta di firma, un limite stilistico che Benassi si autoimpone per arrivare ad una fotografia cruda e potente, priva di mediazioni. Il flash non è per il fotografo un mezzo per aggiungere luce ad una luce esistente, ma un modo di cancellare totalmente la luce reale. La fotografia diviene così un atto forzato, un evento creato dall’artista in cui lo scatto perfetto non esiste.”

I 25 anni di carriera di Benassi vengono celebrati da questa mostra – che ha avuto anche il tempo di ospitare una performance di Benassi con Marco Mazzoni dei Kinkaleri in ottobre – e poi con l’uscita del libro FAGS, edito da Centro Pecci e Nero, di cui è possibile anche acquistare delle copie accompagnate da una foto in edizione limitata, una buona idea per sostenere l’arte e gli artisti in questi tempi.

Jacopo Benassi
Vuoto
a cura di Elena Magini
fino al 28 febbraio
Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato
centropecci.it

Con la pubblicazione del libro, il museo lancia anche una campagna di fundraising: acquistando l’edizione speciale Libro + Stampa Fotografica a tiratura limitata, si potranno sostenere le attività 2021 del Centro Pecci. Per informazioni: sviluppo@centropecci.it.

 

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