Francesco Lauretta e Leonardo Pasquinelli. Storia di pittura, di fotografia e di amicizia.
Si è conclusa sabato 5 marzo la bellissima mostra personale di Francesco Lauretta al Museo d’arte contemporanea di Lissone con la presentazione di un catalogo accompagnato dalle foto di Leonardo Pasquinelli.
Un’amicizia e una stima reciproca che nascono nel 2019 in occasione della mostra personale di Lauretta alla Scuola dei linguaggi Fenysia di Firenze, mostra che Pasquinelli visita grazie all’amica, e fondatrice della scuola, Alba Donati.
Tra Lauretta e Pasquinelli nasce subito un’intesa, sarà perché Leonardo oltre ad essere un fotografo è un appassionato di disegno e pittura, ma anche perché sono entrambi artisti dallo sguardo profondo.
Succede così che Leonardo prende la sua macchina fotografica e documenta la mostra Pasavento, entrando anche in contatto con quello che sembra essere l’alter ego dell’artista siciliano, ispirato al Dottor Pasavento di Enrique Vila Matas.
Lauretta quando diventa Pasavento indossa una maschera gialla, ed è vestito completamente di giallo: è un artista “inesistente” che compie delle azioni. Pasquinelli lo ritrae. A sua volta Pasavento diventa un dipinto, un autoritratto con cui Lauretta vince il Premio Lissone 2020-2021.


Diventa quasi automatico, che dopo una serie di incontri e di scatti realizzati nello casa-studio di Lauretta, Pasquinelli venga chiamato a Lissone per documentare la personale dell’artista siciliano. Un viaggio in treno insieme, scandito dai post sui social da Lauretta.
Ricordo i racconti ammirati di Leonardo, dopo gli incontri con il pittore, quell’entrare in punta di piedi della casa di Novoli. E poi il pittore che si trasforma in una maschera esponendo al fotografo le sue tele sull’ampia terrazza della periferia nord di Firenze.
E poi la Scuola di Santa Rosa del martedì, che prima Leonardo ritrae – agli inizi del 2020, poco prima della pandemia – come ascoltatore silenzioso con in mano una macchina fotografica, inquadrando quegli artisti che a loro volta si ritraggono, conversando amichevolmente sui tavolini di un locale. Un incontro tra artisti quello a cui Francesco Lauretta e Luigi Presicce hanno dato vita nel 2017, che sta andando avanti di martedì in martedì, talvolta con escursioni fuori Firenze, da New York a Bologna, da Siracusa a Lissone. Tutto accade tra amici e tra tutti coloro che vogliono raggiungerli, lontano dal baccano presenzialista delle inaugurazioni, per stare semplicemente insieme e sottrarre quel tempo produttivo e restituirlo alla poesia.
“Sono nato disegnando. Sono cresciuto realizzando installazioni. Poi il lungo calvario, ambizioso, di rivoluzionare la mia esistenza come pittore. Alla fine sono diventato un pittore quando sono riuscito a conquistare e raggiungere lo scopo che per molti anni avevo sognato di superare per godere in euforia la bellezza di coniugare la teoria e l’applicazione pratica della medesima. E come pittore mi occupo di poesia, di morte per comporre cose future, di musica, di narrativa. Le tematiche sono intimiste: abito lo spazio strettissimo del tu e il tuo. Sono un Inesistenzialista”. (Francesco Lauretta)

Biografia di Francesco Lauretta. Dopo la formazione all’Accademia di Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova e una tesi su James Lee Byars si trasferisce a Torino. Qui comincia a esporre opere monumentali, bianche sculture che rasentano il minimalismo ma evocative di un certo spirito barocco e narrative, olfattive: utilizza petali di sapone verde o petali di rosa nera che deposita su cassetti che destabilizzano elementi riconoscibili, d’uso comune, come un sofà, un piedistallo, un quadro. Sperimenta l’installazione, la performance, il video e dal 2003 comincia a lavorare per una ridefinizione della pittura come linguaggio e su quella del pittore come condizione esistenziale, esplorando le tecniche, i processi, gli esiti formali, le deviazioni, i limiti e i possibili fallimenti. Dal 2010 è al lavoro su “I racconti funesti”, una serie di allegorie in cui esercita la scrittura come strumento per la comprensione della sua ricerca. Recentemente ha dato inizio ad un progetto sulla libertà e l’invenzione comprendendo la pittura come fondazione di mondi, immensi e possibili. Dall’ottobre del 2017 con Luigi Presicce inventa la Scuola di Santa Rosa, libera scuola del disegno, a Firenze.

Serena Becagli per Le pillole delle Officine. Foto di Leonardo Pasquinelli.